WWW.ALLABOUTJAZZ.COM: May, 2016; Orchestra Senza Confini / Orkester Brez Meja (Dobialabel 2015)

L'ultimo CD, edito da Dobialabel, documenta l'Orchestra Senza Confini, alias Orkester Brez Meja, organico di diciassette musicisti -fiati, tastiere, archi, voce, ben tre contrabbassi e due percussioni -che unisce due gruppi di musicisti di diversa provenienza nazionale, guidati in contemporanea da due diversi direttori -Zlatko Kaucic e, appunto, Giovanni Maier (clicca qui per leggere l'intervista con entrambi, fatta dopo un concerto dell'orchestra). La registrazione live risale all'11 settembre 2014 ancora una volta a Šmartno, per la quarta edizione del Contemporary Brda Festival. Suddiviso in due lunghe tracce, la musica risulta leggibile e appassionante, con il suo procedere dal magmatico avvio in cambi di scena -dal vivo individuabili attraverso le indicazioni estemporanee dei direttori—fatti di assoli in sezioni separate, interventi vocali e strumentali individuali o di gruppo, riprese collettive. Musica sempre inattesa, complessa ma coerente, che richiede attenzione e concentrazione ma la ripaga pienamente. Di livello assoluto e che niente ha da invidiare a quella dei maestri contemporanei d'oltreoceano.

Valutazione: * * * * 1/2

(NERI POLLASTRI)


WWW.ALLABOUTJAZZ.COM: May 9, 2016; Giovanni Maier E Zlatko Kaučič: Intervista Sull'Orchestra Senza Confini

L'Orchestra Senza Confini e un ensemble ampio (nel disco che la documenta consta di diciassette elementi), con musicisti provenienti dal Friuli Venezia Giulia e dalla Slovenia. Suddivisa in due sezioni, e diretta con una conduction doppia e contemporanea da Giovanni Maier e Zlatko Kaucic. L'iniziativa, in sé molto originale, ha anche esiti entusiasmanti sia dal vivo (clicca qui per leggere la recensione del concerto durante il quale e stato inciso il CD), sia su disco (clicca qui per leggerne la recensione): un caleidoscopio di suoni ed espressioni sempre cangianti, capace tuttavia di conservare sempre coerenza e fruibilita, facilitate dalla gestualita dei due direttori, che si scambiano le "sezioni" piu volte in corso d'opera. Ne abbiamo parlato con gli artefici dopo il concerto durante il quale e stato realizzato il disco.

All About Jazz Italia: Come nasce l'Orchestra Senza Confini? Giovanni Maier: Dalla collaborazione tra due poli musicali, uno di qua e l'altro di la dalla linea che separa Italia e Slovenia. Per la parte italiana il polo e Dobialab di Staranzano, vicino a Gorizia, un centro di aggregazione che funziona da vent'anni ma cresciuto recentemente grazie ad alcuni giovani musicisti e che ha creato una propria orchestra, la Dob Orchestra. L'altro polo, quello sloveno, e costituito dalla scuola di musica di Nova Gorica condotta da Zlatko Kaucic. Quattro anni fa, in occasione della prima edizione del festival di musica improvvisata di Šmartno, abbiamo pensato di unire le forze in una sola orchestra, appunto "senza confini." Zlatko Kaucic: Vorrei precisare che quando nel 2011 si e creata l'orchestra ero molto dispiaciuto per la passivita dei musicisti delle due parti del confine: da entrambi i lati si facevano molte cose, ma non si tentava mai un avvicinamento, un lavoro comune. Era come se fossero rimasti immutati gli equilibri geopolitici del passato, dell'epoca di Tito, che avevano creato una distanza tra due zone invece contigue tanto geograficamente, quanto culturalmente. Ne abbiamo parlato a lungo con Giovanni, condividendo l'idea che, dopo tanti anni dalla caduta del muro di Berlino, fosse giunta l'ora di fare qualcosa che abbattesse anche gli steccati artistici. L'abbiamo fatto approfittando della nascita di questo festival, che ho iniziato a organizzare grazie a dei finanziamenti legati all'onoreficenza che ho ricevuto sei anni fa dallo Stato sloveno. Ne e nata un'esperienza che va oltre la stessa orchestra, perché ha permesso ai musicisti diversi di incontrarsi, conoscersi, fare amicizia, scambiarsi idee, suonare assieme anche in altri contesti.

AAJI: In questi anni quante occasioni avete avuto di suonare con l'Orchestra Senza Confini?
G.M.: In tutte le prime quattro edizioni di questo festival, poi alcune uscite in Italia, a Dobia, piu il primo concerto in questa forma, con la doppia conduction, a Staranzano. Va detto che non e facile trovare occasioni, perché i musicisti sono tanti e quindi il costo e inevitabilmente alto. E oggi e diventato difficile anche suonare in duo...

AAJI: La doppia conduction, assieme alla separazione dell'organico in due parti -sebbene mischiate dal punto di vista sia "nazionale," sia timbrico -e la caratteristica dell'orchestra in quest'ultima sua versione. E un'idea originale e -anche alla luce dei risultati che si sono potuti ascoltare -molto intrigante. Come siete arrivati a pensarla?
Z.K.: L'idea e venuta a me, quasi per caso. L'orchestra ha finora avuto tre grandi maestri, che si sono avvicendati nelle edizioni del festival e ne hanno diretto i concerti: Evan Parker, Johannes Bauer ed Ab Baars. A un certo punto abbiamo pensato di cambiare e di guidarla noi stessi. Gia qualche anno fa, in occasione di una collaborazione con la cantante Saadet Türköz, avevamo diretto l'orchestra "a turno," alternandoci nello stesso concerto; sviluppando quell'idea mi e venuto in mente di dirigerla assieme, una forma di conduction che credo non abbia tentato nessuno -o, forse, una volta Anthony Braxton. Finora abbiamo fatto solo due concerti in questa forma [dopo questa intervista ne se sono stati fatti altri, N.d.R.], sempre completamente improvvisati, ma abbiamo subito scoperto un sacco di possibilita: timbriche, tematiche, strutturali. Per chi conduce la sfida e forte, perché devi ascoltare ancora di piu che se tu conducessi da solo: oltre a dirigere i musicisti, c'e da interagire con quel che sta facendo il tuo compagno. E dura, ma gli stimoli e le possibilita si moltiplicano, il tempo passa velocissimo e ti senti come un bambino con i giocattoli: li metti insieme come il Lego, e divertentissimo e molto bello.
G.M.: Io l'ho vissuta un po' come se fosse quasi un concerto in duo, solo che ciascuno di noi aveva a disposizione uno strumento molto potente e complesso, che spesso va per conto suo, quindi difficile da controllare e che richiede attenzione a mille dettagli. Mi pare che nei due concerti che abbiamo fatto il lavoro fosse gia molto buono, tuttavia penso che ci siano ancora ampi margini di miglioramento: e una cosa nuova, almeno per noi, molto difficile, ma molto stimolante.

AAJI: In effetti anche all'ascolto si aveva l'impressione di un concerto in duo! Ma cosa c'e di preparato e cosa di improvvisato?
G.M.: Per quanto mi riguarda non avevo preparato nulla di specifico per le performances, ma ci avevo pensato molto. Anche perché nel mio lavoro in conservatorio, ove ho a che fare pure con musicisti classici, sono anni che penso al tema della conduction e dell'improvvisazione per grandi organici. Quindi per me questo e un lavoro costante "a casa": ascolti e riflessioni mirate a capire come si puo fare in modo che un'orchestra che improvvisa non produca un risultato cacofonico.

AAJI: Era quindi una preparazione esclusivamente personale, non avete provato niente?
G.M.: No, non abbiamo provato nulla in nessuno dei due concerti. Per me in formazioni cosi ampie e importante soprattutto tener sempre a mente i concetti di "figura" e di "sfondo," derivati dall'arte pittorica: saper sempre chi sta facendo la figura principale del quadro -chi sta disegnando la Gioconda -e chi si occupa dello sfondo -chi disegna alberi, fiori e uccelli. Se si perde di vista questo, per me e molto difficile capire cosa si sta facendo. Sicuramente per Zlatko sara una cosa diversa.
Z.K.: Io non ho proprio pensato a niente, se non ai musicisti, perché li conosco, so come suonano e dove si dirigono nella musica. A parte questo, anch'io ho concepito la cosa piu che altro come un duetto. E anche come una pentola nella quale cuociono molte cose, dalla quale prendi quello che ti serve di piu. Poi, alla fine dei concerti, qualcuno mi ha chiesto se non fosse il caso di scrivere delle parti; ecco, solo allora ho cominciato a pensare: ma se scriviamo le parti verra cosi bello? Non c'e gia tutto nel solo incontro istantaneo di due persone che si conoscono bene, due "guerrieri" della musica, come me e Giovanni?

AAJI: Come dirigete questi due "strumenti complessi"?
G.M.: E bello anche il fatto che abbiamo usato sistemi diversi per dirigere, cosa che ha accresciuto la varieta della musica. Io ho usato principalmente una lavagnetta, dove scrivevo indicazioni per i musicisti: potevano essere rivolte a uno solo, a un gruppetto o a tutta la sezione. Inoltre ho usato anche alcune forme gestuali piu tipiche delle conductions.

AAJI: C'erano accordi sui segni?
G.M.: No, non c'e neppure stato il tempo per farlo, per cui ci siamo limitati all'uso di cose molto semplici e intuitive. Del resto conosciamo molto bene i musicisti e sapevamo cosa poter usare.
Z.K.: Io ho usato solo gestualita, pensando che l'unica cosa importante fosse respirare assieme, senza soffocare la spontaneita. Nel primo concerto sono stato piu direttivo, cercavo di ottenere alcuni risultati, mentre nel secondo ho lasciato che i musicisti sentissero di piu la profondita di certi momenti, cosi da lasciarli liberi di esprimersi. Proprio cio che scrivendo le parti non e piu possibile. Io scrivo, prendo spesso spunto dalla musica tradizionale slovena, vengono fuori cose anche molto belle, ma questa cosa "vergine" qui e un'altra storia.
G.M.: Anch'io penso che sia giusto lasciare che le cose si evolvano naturalmente, spontaneamente. Percio e importante avere molto equilibrio nella conduction: senza essere troppo pressanti, per evitare che si trasformi tutto in una cosa calata dall'alto, ma anche dando un senso compiuto a quello che via via viene fuori. Io vedo la conduction un po' come se i musicisti fossero un gregge di pecore e noi due i cani che le tengono raggruppate, senza pero abbaiare troppo. D'altronde per me l'orchestra e anche un esperimento sociale: riuscire a far si che ciascuno nel gruppo sia contento, senza che pero nessuno nuoccia alla serenita degli altri.

(NERI POLLASTRI)


IL MANIFESTO: apr. 2016; LA LEZIONE DI "BUTCH"

BUTCH MORRIS HA dedicato gran parte della sua vita alla messa a punto della conduction, una tecnica di composizione istantanea attraverso la direzione musicale con un sistema di segni gestuali. Come la sua lezione sia divenuta un patrimonio di tutta la musica ad ogni latitudine lo dimostra Orkester Brez Meja/Orchestra Senza Confini (Dobialabel) nel quale la pratica della conduction e portata ad un nuovo livello' sperimentando la doppia conduzione. L’orchestra e nata riunendo musicisti sloveni e italiani dell'area della musica improvvisata. Il contrabbassista Giovanni Maier e il percussionista Zlatko Kaucic conducono insieme l’Orchestra Senza Confini dividendosi e scambiandosi i musicisti dell'ensemble. Ne nasce una affascinante performance elettroacustica con due lunghi brani nella quale l’aspetto gestuale ha una importanza fondamentale. Il solo ascolto pero nulla toglie alla forza della musica alla quale rimane impressa l’impronta del suono plasmato momento dopo momento. La ricchezza dei colori orchestrali, la forza dello spostamento delle masse sonore, le belle voci solistiche fanno di questa registrazione una delle riuscite attualizzazioni della conduction. Originale ed esteticamente, socialmente e politicamente necessaria.

(FLAVIO MASSARUTTO)


JAZZWORD: 8 giugno 2015; ORKESTER BREZ MEJA / ORCHESTRA SENZA CONFINI

It’s hard not to envision symmetry when dealing with Orkester Brez Meja/Orchestra Senza Confini (Dobialabel dobialabel.com). As the title indicates this 17-piece ensemble was spawned by merging the Italian Orchestra Senza Confini (OSC) with the Slovenian Orkester Brez Meja (OBM), as Slovenian drummer Zlatko Kaučič and Italian bassist Giovanni Maier share composing and conducting credits. Magari C’E the second and final track is skittishly volatile, notable for its consolidation of magisterial beats from drummers Marko Lasić and Vid Drašler as well as crisscross alto saxophone riffs from Gianfranco Agresti and trumpeter Garbriele Cancelli’s carillon-like pealing. But in reality it’s an extended coda to Brezmejniki, the nearly 32-minute narrative that precedes it that defines the disc. As Brezmejniki moves in a rewarding chromatic fashion, like sophisticated surgeons during a difficult operation who allow appropriate anesthesia or incisions as necessary, the co-conductors add and subtract soloists. At points, one of the three tenor saxophonists erupts into a crescendo of honking tones; angled string strokes and jerky flutter tones arise from three double bassists; a cellist evokes contrapuntal challenges; and soothing harmonies result from Paolo Pascolo’s celestially pitched flute. Sometimes vocalist Elisa Ulian sounds distant gurgles; elsewhere, Adriatic-style scatting. Throughout, while certain rock music-like rhythms are heard, the sound perception is of looming storm clouds, conveyed by the ensemble resonating calculated accents and wrapped up by crunching bass and drum patterns that rein in and concentrate the horns into a time-suspended dynamic finale.

(KEN WAXMAN)


www.radiostudent.si: 13. 9. 2015; ORKESTER BREZ MEJA: ORCHESTRA SENZA CONFINI

V današnji Tolpi bumov predstavljamo najnovejšo svobodnjaško jazz specialiteto iz domačih krajev. Orkester brez meja sestavlja kar devetnajst članov mednarodne kolaboracije italijanskih in slovenskih glasbenih vizionarjev pod dvojno taktirko dveh prijateljev, domačega bobnarskega vrtičkarja Zlatka Kaučiča ter italijanskega kontrabasista in docenta tržaškega konservatorija Giovannija Maierja.

Ideja za album se je verjetno porodila po več uspešnih reinkarnacijah množičnega improviziranja Kaučičeve šole Zvočni izviri, ki se s projekti, kot sta Kombo in Kombo B, že dlje časa ukvarja z dirigiranjem surove impulzivnosti mladih jazz perspektivcev z domačih tal. Nekaj, kar je očitno pritegnilo pozornost Maierja na festivalu improvizirane glasbe v Šmartnem leta 2011, kjer sta se odločila združiti moči v novonastalem Orkestru brez meja. Pri imenu seveda ne gre spregledati človekoljubne note z idejo o brisanju nacionalnih mej in večjem sprejemanju med sosedi, a celo več kot to, ime namiguje tudi na njune vizije znotraj sveta glasbe.

Free jazz morda nima več tako udarnega zvena, kot ga je verjetno imel pred petdesetimi leti. Tudi sama definicija - iti izven ustaljenih norm tonalnih in ritmičnih okvirjev ter odkrivati nove avantgardne načine ekspresije - se v osnovi ni dosti spremenila. Vseeno pa to področje jazza ostaja eno izmed bolj vitalnih v glasbi na splošno. Skozi leta je doživelo številne transformacije, in medtem ko je sprva uporabljanje nekonvencionalnih menjav akordov veljalo za eksperimentalno, se trenutno aktualni improvizatorji s konceptom akordnega zaporedja komaj še kaj ukvarjajo. Orkester brez meja je v tem pogledu čudovit presek razvoja vedno znova nove smeri svobodnega jazza, katerega edina omejitev je očitno človeška domišljija.

Album Orchestra senza confini sestavljata le dve skladbi, a kljub temu traja približno petinštirideset minut. Veliko večino, malo več kot pol ure, si zase vzame prvi posnetek, imenovan Brezmejniki. V njem lahko poslušamo vse odtenke sodelujočih, v različnih dinamikah, precej samostoječe in neukročene, ko za to dobijo prostor. Glede na tako število glasbenikov jim zavidljivo dobro uspe ohranjati koordinacijo, kar zadeva intenzivnost in odzivnost drug na drugega. Nekaj zaslug si tukaj definitivno zaslužita dirigentska partnerja Kaučič in Maier, a vseeno je na posnetku nedvomno tudi kopica vrhunskih glasbenikov, ki s pomočjo mentorjev kvečjemu dodatno zažarijo. Slišimo lahko tako koordinirane skupne linije kot tudi nezgrešljive, a ne prevpadljive solo improvizacije, ki se jih večinoma dogaja po več hkrati. In tu se skriva še ena impresivna kvaliteta albuma. Skozi leta glasbe se je sicer že dogajalo, da so bendi poskušali hkrati množično improvizirati, zametke česar lahko v novejši zgodovini posnetkov najdemo pri nekaterih avantgardnih skupinah iz šestdesetih. A kljub temu so se bendi skupinske svobodne improvizacije lotevali bolj kot ne za dodatni ekstra mojo, kakor da bi jo priznali za legitimno obliko izražanja. Vprašanje je, koliko so takrat imele prste vmes produkcijske hiše, lahko pa danes mirno rečemo, da so take in drugačne ovire za nami. In ko starih ovir ni več, v primeru Orkestra brez meja glasba zacveti. Na albumu sicer najdemo tudi nekoliko konvencionalne solaže, kolikor bi to lahko za free jazz sploh rekli, a te so kvečjemu opomin, da poslušamo glasbo, in ne nekaj divjega, vprašljivo ukročenega, živega in multiorganizemskega, čeprav to album vse je.

Derek Bailey je bil že večkrat citiran zaradi izjave, da je svobodna improvizacija kot igra brez spomina, vendar se pri Orkestru brez meja ne zdi, da bi pozabili, od kod prihajajo, saj je večina glasbenikov tudi že izkušena na področju svobodne glasbe. Ne živimo več v časih, kjer je free jazz bizarna noviteta, prav tako postaja pojem avantgarde izrabljen. Orkester brez meja skozi brezhibno usklajenost devetnajstih glasbenikov govori o sedanjosti in njihovi predanosti do odkrivanja novih načinov sodelovanja ter osebnega izražanja, brez zapostavljanja katerega koli od teh dveh aspektov igranja te žive glasbe. Poleg tega pa prinaša svežo napetost, čisti entuziazem in neučakanost nad novimi projekti domačih improvizatorjev, ki jim očitno še ni preveč dolgčas pri delu.

(JAKA GOLOB)